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Alternative al bitcoin: le più popolari

Alternative al BitcoinIl bitcoin è stata la prima moneta digitale ad essere caratterizzata da una diffusione planetaria.

La domanda di moneta è aumentata così tanto nel corso dei mesi e degli anni da porla quasi al livello delle monete tradizionali, fino a completare un processo di rivalutazione che ha del miracoloso.

Il dominio del bitcoin, però, è forse destinato a finire presto. I pessimisti hanno sempre parlato di una fragilità sul fronte della sicurezza ma si è reso necessario uno scandalo internazionale (quello di Mt. Gox) per mettere in luce tutti i problemi del bitcoin.

Per questo, sono i molti a considerare le alternative. Ecco quali sono quelle più famose.

Litecoin: la prima alternativa ai Bitcoin

La fama dei litecoin è seconda solo a quella del bitcoin. Questa moneta, infatti, può essere considerata una sorta di seconda scelta che, alla luce di problemi intercorsa a quella dominante, rischia di diventare “prima”.

Il litecoin è molto simile dal punto di vista strutturale al bitcoin (funziona in peer to peer), fatta eccezione per le modalità di minino.

Dogecoin

Il nome deriva dal famoso meme Doge. Non è un caso: dogecoin rappresenta, nel panorama delle monete virtuali, quella più “friendly“, più vicina al mondo del web.

La conseguenza di questa caratteristica risiede nel mining. Questo, infatti, è assai più aperto che nel bitcoin e più aperto anche rispetto al litecoin. In buona sostanza, l’offerta di Dogecoin è assai più elevata. Ciò apre le porte a crisi inflattive, almeno in linea teorica, sebbene per ora non ne sia stata registrata alcuna.

Peercoin

Questa moneta digitale non è ancora molta diffusa, anche perché, per ora, non è stata interessata da un processo di apprezzamento degno di nota. Ad ogni modo, merita più di quanto abbia raccolto. E’ infatti la moneta digitale più sicura al mondo.

In primo luogo, offre un tasso di interesse. Questo è dell’1% e disponibile – come è ovvio – solo nel caso in cui l’utente conservi “in cassa” i suoi peercoin.

In secondo luogo, l’intero sistema è protetto dal “proof of stake“, un complicato software che rende estremamente improbabile e difficile il raggiungimento, da parte di un unico utente, della soglia del 51% di tutta la moneta emessa.

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