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La banca centrale Australiana: come funziona e perché è importante per il forex

Banca Centrale AustralianaLa Banca Centrale Australiana, come qualsiasi banca centrale, riveste una grande importanza nel forex. Gli istituti sovrani, infatti, partecipano al forex nel ruolo di “grandi investitori”.

Tutto ciò nonostante il peso relativo di cui gode il dollaro australiano. Il nucleo della questione è il seguente: l’Australia sostiene rapporti commerciali “particolari” e questi subiscono l’influenza delle scelte della banca centrale.

Banca Centrale Australiana: gli obiettivi

La Banca Centrale Australiana (ufficialmente Reserve Bank of Australia) è una banca centrale di stile “classico”, ossia moderatamente interventista. Si distingue dalla Bce per l’importanza che riserva all’economia reale e non solo alla stabilità finanziaria, ma si distingue anche dalla Federal Reserve per il limitato utilizzo di politiche monetarie ultra-espansive.

Gli obiettivi della Banca Centrale Australiana sono la stabilità dei prezzi, la normalizzazione del sistema di credito e – punto dirimente rispetto all’Europa, il raggiungimento della piena occupazione.

Il discorso sugli obiettivi è importante, dal momento che da questi procede la possibilità di compiere azioni – di stimolo e non – in grado di alterare gli equilibri tra le valute. Nel sito della banca infatti si legge: “it manages Australia’s gold and foreign exchange reserves”.

Banca Centrale e forex: i legami con la Cina

Ciò che accade in Australia impatta nel forex sotto forma di market mover. Il riferimento è ai rapporti tra Australia e Cina. Questi sono in grado di incidere pesantemente nei cambi di altre valute.

Il motivo è il seguente: Sydney esporta a Pechino la maggior parte delle materie prime che occorrono al grande paese comunista per continuare il suo percorso di crescita. Se la banca centrale stabilisse che la bilancia dei pagamenti vada “ritoccata” in senso restrittivo, l’economia cinese subirebbe un contraccolpo, e l’asse degli investimenti dei trader si sposterebbe oltre l’Asia.

Una delle conseguenze sarebbe la rivalutazione di alcune valute, considerate “rifugio”. Tra queste c’è il dollaro, ma anche l’euro – sebbene le difficoltà economica dell’Europa stiano modificando questa percezione.

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