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L’oro è ancora un rifugio sicuro?

Oro bene rifugioL’oro è nell’immaginario collettivo simbolo di ricchezza. Più concretamente è simbolo di bene rifugio.

Peccato che questa percezione sia figlio del senso comune e quindi non necessariamente esatta. La valenza del metallo giallo come bene rifugio è oggetto di discussioni e di alterne fortune.

Per capire quanto l’oro possa essere utile a preservare i propri risparmi è necessario conoscerne, almeno per sommi capi, la storia recente.

Bretton Woods e fine degli accordi

La famosa conferenza di Bretton Woods, tenutasi nell’omonima cittadina nel 1944, ha decretato la convertibilità del dollaro in oro. Questo ha stabilizzato i mercati, producendo una crescita sana ed equilibrata. Dietro la spesa pubblica americana, c’erano solidi lingotti d’oro sui quali fare riferimento.

A seguito della boom della stessa spesa pubblica americana, causata anche da esigenze di tipo militare, si decise di porre fine alla convertibilità oro-dollaro. Questo ha provocato due conseguenze: lo sviluppo di una finanza sempre più slegata dall’economia reale; l’instabilità del prezzo dell’oro.

Il metallo giallo, non essendo ancorato al dollaro, e quindi a movimenti dell’economia reale, iniziò ad essere in balìa del mercato così come qualsiasi altro bene.

Gli ultimi anni

L’oro ha quindi perso, a partire dal 1971, la sua caratteristiche di “bene rifugio insindacabile”. In buona sostanza, l’oro è stato percorso negli ultimi decenni da trend rialzisti e ribassisti, e quindi ha rappresentato solo a fase alterne l’idea di “rifugio” per i risparmiatori.

Il 2013 è stato un anno particolare. Alla classica fluttuazione del metallo giallo, si è in poco tempo sostituita una tendenza ribassista molto intensa, poi sfociata in un vero e proprio tonfo. Risultato? In dodici mesi l’oro ha perso il 29% del suo valore.

Il 2014 e l’oro

Quest’anno si è aperto con una sorpresa per gli analisti. Questi avevano previsto un inizio segnato da un ribasso – magari meno forte – e invece si sono trovato con un balzo del 5%. Il motivo? E’ presto detto: l’oro, pur non legato strutturalmente al dollaro, è correlato ad esso.

In breve, se il dollaro si rafforza, anche il metallo giallo tende a farlo. Il 2013, infatti, ha visto una svalutazione del dollaro, e altrettanto è successo con l’oro. Ora, il dollaro si sta rivalutando anche per effetto della crisi valutaria e degli sforzi della Bce di indebolire, per quanto possibile, l’euro. Da qui, l’aumento del 5% dell’oro.

Assisteremo a un trend rialzista, capace di trasformare nuovamente l’oro in “bene rifugio”? Non è detto, anche perché ci sono alcune resistenze difficili da superare. Innanzitutto, l’instabilità prodotta dalla crisi monetaria e l’incertezza del quadro generale.

In secondo luogo, l’investimento nei titoli di debito sovrano rappresentano ancora, nonostante le minacce – o le paura – d’insolvenza, il “bene rifugio” più conveniente. La speculazione ha frenato la sua corsa allo sfacio, ma gli interessi rimangono medialmente alti. L’oro, poi, pur avulso dal pericolo insolvenza, semplicemete “non dà cedole”.

La previsione degli analisti, stando allo scenario attuale, è quello di un apprezzamento dell’oro fino a quota 1330 dollari fino al primo trimestre, a cui seguirà un discesa che potrebbe attestarsi anche sugli standard di quella cui abbiamo assistito nel 2013.

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