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Quante tasse bisogna pagare sui guadagni Forex?

Tasse Forex, cosa c'è da sapereSi pagano tasse sul forex? E’ una domanda, questa, tipica dei neofiti. Chi pratica Forex da un po’ di tempo conosce la situazione che, in realtà, è ben diversa dalla pura teoria suggerita dal legislatore.

Ad ogni modo, è innegabile come l’argomento “tassazione forex” sia tra i più spinosi. Vediamo di vederci un po’ più chiaro.

Cosa dice la legge

Il legistatore, come capita molto spesso quando si tratta di tassare l’evanescente (e la finanza lo è) ha pasticciato un po’. Il tutto nel tentativo di apportare risorse nelle casse dell’erario.

Una tassa che ufficialmente riguarderebbe il Forex è l’Irpef, ossia l’imposta sui redditi. Il Forex produce un guadagno, come qualsiasi altra attività e per questo dovrebbe essere tassato. Appunto, dovrebbe. Nella pratica non può essere così.

Questo perché, sempre secondo la normativa italiana, sono tassabili solo quelle valute che rimangono tali per almeno 7 giorni lavorativi e, si sa, nel Forex un euro è raro che rimanga tale per così tanto tempo.

Inoltre, sempre secondo la stessa legge, le valute estere per essere soggette a tassazione devono superare l’equivalente di 51mila (e rotti) euro. Impossibile nel Foreign Exchange Market. L’Irpef, dunque, nei fatti non si paga.

Ci sarebbe poi la Tobin Tax, la quale ufficialmente interessa proprio le transazioni finanziarie, gli scambi. Quindi anche il Forex? E invece no, perché la TT impone il pagamento di un tributo solo per le società che sono quotate in borsa e solo sui guadagni in day, non intraday. Il Forex è caratterizzato proprio dai guadagni intraday.

In futuro, però, il Forex potrebbe essere interessato dalla Tobin Tax. C’è un paragrafo del testo di legge, infatti, il 495, che è dedicato al High Frequency Trading. Il Governo, o almeno alcune componenti che fanno capo ad esso, sta pensando di introdurre qualche balzello sul Forex proprio in quel paragrafo (tassonomicamente il più adatto).

Cosa si paga in realtà

Stando a quanto sopra, il Forex dovrebbe essere esentasse. Purtroppo non è così, sebbene – e lo sanno tutti i trader – potesse capitare peggio. Ad oggi esiste solo una tassa applicabile al Forex Exchange Market: la tassa sulle rendite finanziarie.

La tassa sulle rendite finanziarie riguarda semplicemente i guadagni che si producono nell’arco di un anno. Questi vanno inseriti nella dichiarazione dei redditi, specificandone la natura. Il prelievo è del 20%. Può sembrare tanto, e sicuramente lo è, ma comunque è molto meno rispetto a quello cui sono soggetti per esempio, i redditi da  lavoro.

A onor di cronaca, i guadagni da Forex rispondono al nome di “capital gain“, definizione che indica i guadagni in conto capitale. A dire il vero c’è chi se la passa meglio dei trader da questo punto di vista: sono i detentori di buoni fruttiferi o di buoni del Tesoro (Btp, Ctp etc), i quali sono costretti a pagare un’aliquota del 12,5%.

Chi paga le tasse sul Forex?

Sembra una domanda retorica, ma non lo è. La maggior parte di voi sarebbe portato a rispondere “i trader”. E invece non è sempre così, sebbene sia raro. In alcuni casi, a pagare le tasse sul Forex sono direttamente i Broker, che ovviamente inseriscono questo servizio tra i costi imposti al trader. In pratica, diventano “sostituti d’imposta

Si tratta di un servizio ottimo, non tanto per il risparmio che se ne ricava (quasi sempre assente, anzi), bensì per la possibilità di evitare un compito gravoso, ossia quello di calcolare i guadagni. Molti ovviamente si rivolgono al commercialista, per altri – più fortunati – c’è il Broker.

Il Broker più famoso che offre servizi da sostituto d’imposta è AFX Capital, ma vanno segnalati anche ActivTrades e XTB Italia.

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