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Tasse a Londra: conviene fare Forex dall’UK?

Forex, le tasse a LondraIn Italia si fa un gran parlare di tasse. Giustamente: la pressione fiscale che si abbatte sugli italiani va oltre il sopportabile.

Anche per questo, altri paesi rappresentano delle mete da raggiungere.

Questo può valere anche per i trader. Se, per esempio, a Londra si pagano meno tasse in generale, ciò varrà ance per il forex. E’ veramente così? Ecco una panoramica sulla tassazione nel Regno Unito.

Il confronto Italia-Londra

Londra è la regina delle borse europee. Nello specifico, è la regina del forex mondiale.

Questo, insieme alle qualità che il senso comune generalmente gli attribuisce, rappresenta un motivo di desiderabilità in sé. E per quanto riguarda le tasse?

Formulare una risposta in senso assoluto non è possibile, ma in senso relativo sì. In particolare, relativamente al confronto con l’Italia. Una piccola premessa: la questione fiscale, quando si parla di forex, è nebulosa un po’ ovunque. E se lo è dappertutto, figuriamoci in Italia.

Dal punto di vista legislativo, sono almeno tre le tasse che, in linea teorica, andrebbero pagate. In pratica, però, il trader è esentato (soprattutto a causa della struttura del mercato stesso). In estrema sintesi, un solo tributo è d’obbligo: la tassa sui capital gain. L’aliquota è al 19%, ma la base viene fornita dal trader stesso per mezzo dell’autodichirazione.

A Londra la situazione non è poi così dissimile. La differenza principale è che a Londra si paga l’Irpef (o meglio il suo equivalente). Questa novità è data dal fatto che le specificazioni che in Italia provocano le esenzioni in Uk semplicemente non ci sono.

Ad ogni modo, Il governo ha proceduto un paio di anni fa a un taglio dell’aliquota. Attualmente, fino a 32.000 sterlina l’anno è al 20%, da questa soglia in poi è al 40%. Se si guadagnano più di 7755 sterline si deve pagare anche la National Insurance (9%).

C’è un modo per aggirare il pagamento di queste imposte, ma è conveniente solo se, altrimenti, si è costretti a pagare la tassa con l’aliquota al 40%. E’ sufficiente creare un’impresa. In questo caso l’aliquota è fissa al 20% (a meno che non si incamerino i milioni).

Tasse, un problema inesistente?

Basta solo il nome per infondere preoccupazione. Per quanto riguarda il forex, però, la questione diventa assai più leggera. Il motivo? Pagare le tasse per il forex significa essere andati in attivo (e di tanto) nel corso dell’anno. Un’eventualità che non è poi così frequente. Il consiglio è quindi quello di tradare senza pensare al fisco.

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